Come diventare donatore

Puoi essere un donatore sia in vita sia dopo la morte.

I principi della donazione sono la gratuità, la libertà di scelta, la consapevolezza del proprio gesto e l’anonimato.
La donazione di organi è un gesto di grande valore civico grazie al quale ogni anno migliaia di persone colpite da malattie irreversibili possono essere curate con il trapianto.

Ognuno di noi può salvare delle vite!

Donazione dopo la morte

Gli organi che possono essere donati dopo la morte sono: cuore, polmoni, rene, fegato, pancreas e intestino; tra i tessuti: pelle, ossa , tendini, cartilagine, cornee, valvole cardiache e vasi sanguigni. La legge vieta la donazione del cervello e delle gonadi.
Come fare?
Se sei maggiorenne puoi esprimere il consenso o dissenso alla donazione di organi e tessuti dopo la morte, attraverso una delle seguenti modalità

  • firmando il modulo presso la Azienda Sanitaria Locale di riferimento;
  • esprimendo la propria volontà al momento del rilascio o rinnovo della carta d’identità presso gli uffici anagrafe dei Comuni;
  • compilando l’atto olografo dell’ Associazione Italiana per la donazione di organi, tessuti e cellule (AIDO)
  • riportando la propria volontà su un foglio bianco, datato e firmato; è necessario custodire questa dichiarazione tra i propri documenti personali.
  • compilando il tesserino blu del Ministero della Salute o una delle “donor card” distribuite dalle associazioni di settore; è necessario conservare questa tessera tra i propri documenti personali.

In ogni momento è possibile cambiare idea sulla donazione.

La dichiarazione rilasciata presso l’Azienda Sanitaria Locale, al Comune, l’AIDO è registrata nel Sistema Informativo Trapianti e consultabile dai medici per verificare, in caso di necessità, l’esistenza di un’espressione di volontà sulla donazione.


Cosa avviene se non ho espresso la mia volontà?

La donazione di organi e tessuti è consentita solo dopo consenso dei familiari aventi diritto (nell’ordine: coniuge non separato, convivente more uxorio, figli maggiorenni e genitori) non si oppongono al prelievo. Per i minori la decisione spetta ai genitori: se uno dei due è contrario, il prelievo non può essere effettuato.

La dichiarazione di volontà sulla donazione è obbligatoria?

No, in Italia non esiste un obbligo. Tuttavia il Ministero della Salute e il Centro Nazionale Trapianti invitano i cittadini a prendere una posizione a riguardo per non lasciar decidere i propri familiari, in un momento difficile e delicato.
È importante parlarne in famiglia per informare i cari della propria scelta.

Donazione in vita

È possibile donare alcuni organi anche quando si è in vita.
In Italia, da vivente, puoi donare un rene, una porzione di fegato, polmone, intestino e pancreas.

La donazione in vita può avvenire tra familiari, come genitore e figlio o moglie e marito, e tra conoscenti in cui vi sia un legame affettivo; è ammessa anche la donazione anonima, gratuita e incondizionata, in favore di uno sconosciuto (donazione samaritana).

Perché donare in vita?

Donare consente di salvare una vita.
Il trapianto da donatore vivente presenta generalmente migliori risultati rispetto a quello effettuato con organi prelevati dopo la morte.

Come avviene?

Per accertare lo stato di salute sia fisico che psichico il potenziale donatore è sottoposto a una attenta valutazione clinica e motivazionale (che comprende anche la situazione psicologica e l’ambito familiare). La scelta di donare deve essere consapevole, informata e libera e non dovuta a pressioni, coercizioni, sollecitazioni e incentivazioni economiche.
Il donatore può contare sul supporto e assistenza di équipe multidisciplinari e associazioni.
Il prelievo degli organi è effettuato con tecniche all’avanguardia mini-invasive, come la laparoscopia.

Come viene tutelato il donatore in vita?

Il donatore è assistito non solo durante le fasi di prelievo, ma per tutta la vita.
È prevista l’esenzione per le spese sanitarie per gli esami connessi alla donazione, la giustificazione dell’assenza dal lavoro per la loro esecuzione, il ricovero e la convalescenza. Il donatore viene sottoposto annualmente a controlli sanitari.
Al donatore è garantita la facoltà di ritirare il consenso fino all’ultimo istante prima dell’intervento chirurgico.

Come donare cellule staminali emopoietiche

Solo in vita è possibile donare le cellule staminali emopoietiche da cui originano tutte le cellule del sangue (come globuli rossi, globuli bianchi e piastrine). Queste cellule si trovano nel midollo osseo, nel sangue periferico e nel sangue contenuto nel cordone ombelicale.
Il trapianto di queste particolari cellule consente di curare molte malattie, come le leucemie.

È necessaria una compatibilità tissutale tra donatore e ricevete, e si verifica solo 1 volta su 4 tra familiari (fratelli/sorelle) e 1:100.000 tra non consanguinei.

In tutto il mondo sono nati dei Registri Nazionali dove sono archiviate le caratteristiche genetiche dei potenziali donatori.

Come diventare donatore di midollo osseo

Donare il sangue del cordone ombelicale

La mamma che desidera donare il sangue cordonale deve:

  • recarsi in una struttura ospedaliera accreditata come punto di raccolta
  • sottoscrivere un consenso informato
  • sottoporsi ad una visita medica per accertare lo stato di salute
  • eseguire degli esami del sangue (gratuiti) al momento del parto e dopo 6 mesi per escludere la presenza di malattie infettive

Il prelievo non è consentito nei parti prematuri prima della 37° settimana e della 34° settimana nel caso di donazione dedicata.

Come avviene la raccolta?

La raccolta del sangue cordonale è effettuata dopo la nascita del bambino e del taglio del cordone. È una manovra semplice e non comporta rischi per mamma e bambino.

Per approfondire


Guida per i genitori

È possibile donare il sangue del cordone ombelicale a scopo dedicato:

  • quando il nascituro o un suo consanguineo (fratello/sorella) presenta, o al momento del parto o in epoca pregressa, una patologia per la quale il trapianto di cellule staminali emopoietiche è clinicamente indicato;
  • quando nella famiglia c’è il rischio di una malattia geneticamente trasmissibile a futuri figli per la quale il trapianto è una pratica scientificamente appropriata;
  • in caso di patologie che, al momento, non sono ricomprese nell’elenco delle malattie trattabili con il trapianto di cellule staminali cordonali, ma per le quali sussistono comprovate evidenze scientifiche di un loro impiego nell’ambito di sperimentazioni cliniche regolamentate.